Mandic: dal cuore al femore, passando per la riabilitazione e il cervello. Interferenze e terapie per i pazienti scoagulati

Un convegno multidisciplinare a tratti molto tecnico ma che i relatori hanno saputo rendere interessante e comprensibile, esponendo ciascuno per la sua parte l’approccio al paziente in terapia anticoagulante che si frattura un arto, è colpito da uno scompenso, ha bisogno di riabilitazione o di un intervento neurochirurgico.

Organizzato dall’AIPA (associazione italiana pazienti anticoagulati), attivissima negli ospedali di Lecco e Merate, l’incontro è stato un modo per approcciare più da vicino tale patologia e fornire ragguagli, suggerimenti e rassicurazioni per chi ne è affetto.

Dopo i saluti del presidente Antonio Alvaro che ha ricordato la mission dell’associazione, la necessità di volontari e le due borse di studio finanziate che hanno permesso di attivare un corso per medici di medicina generale e di ridurre i tempi di attesa grazie all’arruolamento di un professionista per la somministrazione della terapia, la parola è passata al dottor Marcantoni in rappresentanza della direzione medica che ha portato i saluti e si è complimentato per l’organizzazione dell’evento e per il supporto dato alle attività nel corso dell’anno.

Il dr. Amando Gamba

Il convegno è poi entrato nel vivo con l’intervento dei vari dirigenti medici, di cui diamo un sunto.

Il dottor Amando Gamba, direttore del dipartimento cardiovascolare della struttura complessa di cardiochirurgia, ha illustrato il percorso di scelta della protesi cardiaca nelle valvulopatie. 4 le valvole del cuore, due di destra (tricuspide e polmonare) e 2 di sinistra (aorta e mitrale). Nel caso di degenerazione delle valvole cardiache serve un intervento chirurgico di riparazione o sostituzione e si deve procedere così alla scelta tra una valvola meccanica o biologica. Dal 2009 al 2019 in azienda sono stati eseguiti 4.400 interventi di cui 1935 per sostituzioni valvolari (1564 biologiche e 371 meccaniche). Il medico ha poi spiegato le differenze tra le due protesi e i rischi dell’intervento sul breve e lungo periodo per pazienti in terapia anticoagulante. La valvola meccanica risulta più adatta a pazienti con una lunga aspettativa di vita, con pregressi reinterventi e che necessitano di doppia sostituzione valvolare. La valvola biologica viene generalmente impiantata in età pediatrica, su donne in età fertile, in pazienti che svolgono lavori a rischio e in sportivi che necessitano di una vita libera da terapie.

Il dr. Stefano Maggiolini

E’ stata poi la volta del dottor Stefano Maggiolini direttore della struttura complessa di cardiologia del Mandic che si è soffermato su scompenso cardiaco, caratteristiche e cure. Si tratta di una malattia cronica con fasi di riacutizzazione, sempre più diffusa in Occidente. Accade che il cuore non sia più in grado di pompare sangue come dovrebbe e quindi provoca delle limitazioni alla persona. A settant’anni è la prima causa di ricovero e generalmente è una patologia che si associa ad altre. Nel 2018 in azienda ci sono stati 947 ricoveri per scompenso di cui 572 a Lecco e 375 a Merate. Il quadro clinico del paziente con cuore che pompa meno sangue e porta dunque meno ossigeno agli organi presenta reni che non riescono a eliminare l’eccesso di liquidi e quindi si hanno piedi gonfi, polmoni che si riempiono di liquidi e creano affanno, muscoli che non ricevono ossigeno e dunque un fisico affetto da spossatezza. Tra le cause dello scompenso ci sono malattie coronariche e delle valvole cardiache, ipertensione arteriosa, cardiomiopatie. Numerosi i fattori di rischio, che peraltro in certi casi con una dieta e uno stile di vita sani, possono essere ridotti: il fumo, l’ipercolesterolemia, l’obesità, l’insufficienza renale. Il medico che approccia un paziente affetto da scompenso elabora un’anamnesi e traccia una valutazione clinica mettendo assieme la storia della persona, la sintomatologia, il suo stile di vita, i “pregressi” per arrivare a tracciare un quadro che può portare a terapie farmacologiche o a un intervento chirurgico.

Il dr. Silvio Zanola

Il dottor Silvio Zanola della struttura complessa di ortopedia del Mandic ha illustrato il caso della rottura di femore e gli interventi e le terapie che si mettono in atto in caso di pazienti scoagulati. Il trauma è la punta di un iceberg dovuto a una fragilità più generale della persona. Il rischio di mortalità aumenta dopo l’intervento con il crescere dell’età. Nel 2018 al Mandic sono stati operati per frattura prossimale di femore 166 persone entro le 48 ore e 20 oltre le 48 ore. Al 1° ottobre di quest’anno i numeri sono fermi a 145 e 19.

La casistica è molto varia e comprende, come si può vedere dalle tabelle, anche pazienti sottoposti TAO e che quindi vengono trattati secondo specifici protocolli. Il dottor Zanola ha spiegato come manchi la cultura sul problema dell’osteoporosi e si intervenga a patologia già avanzata. Il medico di fronte a un rischio emorragico e a uno trombolico deve trovare un equilibrio per intervenire e per ricoagulare un paziente sono a disposizione diversi metodi (vitamine, complesso concentrato protrombinico, anticoagulanti orali).

Il dr. Pietro Tavani

Il dottor Pietro Tavani di Medicina ha parlato della riabilitazione finalizzata a consentire al disabile di raggiungere la massima integrazione e del coinvolgimento di diverse patologie (cardiaca, respiratoria, fisica…). Ci sono problematiche cliniche che legano riabilitazione e coagulazione e che vanno tenute bene in considerazione da parte del medico quando si trova ad affrontare un paziente.

Ci possono essere infatti interferenze tra farmaci per il controllo del dolore e anticoagulanti (in questo caso si trova un compromesso con lpuso di oppiacei) e conseguenze dal sanguinamento in un compartimento articolare. Tra le controindicazioni anche la presenza di peacemaker oppure le onde d’urto. Risultano meno problematiche invece con pazienti scoagulati, la magnetoterapia, gli ultrasuoni e la laserterapia.

La dottoressa Daniela Vismara

La chiusura del convegno è stata affidata alla dottoressa Daniela Vismara della struttura complessa di Neurochirurgia del Manzoni che ha illustrato i diversi tipi di lesioni cerebrali post traumatiche e come si interviene. Ci possono essere ematomi extradurali o epidurali acuti, subdurali acuti, intraparenchimali oppure abbiamo emorragie subaracnoidee, sottodurali croniche, spontanee che possono coinvolgere un paziente scoagulato e dare sanguinamento. Il medico in questi casi interviene anzitutto con un’osservazione attenta delle condizioni della persona e col monitoraggio dei suoi parametri. Si può optare per una terapia o per un intervento chirurgico in base alla gravità che viene definita dalla scala di Glasgow, all’interno di un percorso di valutazione neurologica complessiva.

Una mattinata dunque intensa che ha offerto l’opportunità di poter approfondire tematiche importanti con professionisti di alto livello che hanno prestato le loro competenze e si sono messi a disposizione di domande e richieste del pubblico. Il tutto reso possibile grazie all’impegno dell’associazione e dei suoi infaticabili volontari.

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