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Mandic: pazienti anticoagulati a convegno con l'AIPA per conoscere l'Associazione Lecchese e le novità della Terapia

 

Hanno riempito la sala riunioni scientifiche del San Leopoldo Mandic ma, probabilmente, c'era da aspettarselo visto che la terapia oggetto dell'incontro, potenzialmente, potrebbe interessare 2 persone su 100, percentuale che sale a 10 su 100 se si prende in considerazione solo la popolazione ultraottantenne. Tanti dunque i semplici cittadini e gli utenti del nosocomio cittadino, in alcuni casi accompagnati anche dai famigliari, che, nella mattinata di sabato, hanno preso parte al convegno promosso dalla sezione lecchese dell'Aipa, l'associazione italiana pazienti anticoaugulati, iniziativa voluta per promuovere il sodalizio stesso incentivando l'apertura di "un distaccamento" che possa operare anche presso il Mandic e per aggiornare sull'avanzamento degli studi che potrebbero rivoluzionare la gestione della così detta Tao, la terapia anticoaugulante orale a cui sono sottoposti quei soggetti che necessitano di prevenire il cardioembolismo e che si trovano dunque a assumere farmaci che regolano la fluidità del sangue, riducendo l'attività dei fattori della coagulazione vitamina K dipendenti. Il dosaggio giornaliero di tali farmaci è legato infatti agli esiti degli esami di laboratorio a cui il paziente è tenuto a sottoporsi con una certa frequenza (con una distanza al massimo di sei settimane, in condizioni ottimali, tra un prelievo e l'altro) per tener monitorato l'Inr ovvero il valore di riferimento in base al quale "un cervellone", attraverso un algoritmo, calcola poi la terapia che dovrà essere seguita da ogni utente, terapia che deve essere comunque validata da uno dei medici del centro emostasi, "pool" trasversale che opera sia a Lecco che a Merate. Proprio la dottoressa Nicoletta Erba, responsabile della divisione emostasi e trombosi dell'Azienda ospedaliera, ha illustrato con semplicità quali potrebbero essere i vantaggi introdotti dalla commercializzazione anche nel nostro Paese dei nuovi anticoaugulanti orali la cui assunzione non è legata a controlli di laboratorio e che potrebbero quindi "mandare in pensione", almeno per alcune categorie di pazienti, il Coumadin e il Sintrom con cui, giornalmente, hanno ora "a che fare", in provincia di Lecco, ben 6000 soggetti (2373 solo nell'area meratese) di cui 1300 seguiti a domicilio (in quanto impossibilitati a recarsi presso il centro prelievi).

Il presidente di AIPA Lecco Luigi Corsetti, il vice presidente Pierluigi Galeazzi e la dottoressa Nicoletta Erba

 

"Il primo che uscirà sarà il Pradaxa" ha così spiegato la professionista, volto noto per i cittadini in Tao. "Sarà poi seguito, a breve, dallo Xaretto e dall'Eliquis", prodotti, come dicevamo, svincolati da test ematici ma che "richiederanno comunque attenzione da parte sia del paziente che del medico. Saranno riservati almeno per il momento - ha proseguito la dottoressa Erba - ai pazienti con fibrillazione atriale. Sono efficaci? Studi clinici in tutto il mondo con coinvolti 30-40mila persone hanno permesso il confronto con il Coumadin e hanno dimostrato che i nuovi farmaci sono efficaci perlomeno come lo è il Coumadin. Per quanto invece riguarda la sicurezza è bene sottolineare che il rischio di emorragia per un paziente in terapia anticoaugulante è maggiore rispetto a che non è in Tao. Anche i nuovi prodotti non cancellano tale rischio ma è si è visto che diminuiscono la possibilità di emorragie intracraniche gravi". Pradaxa e simili, saranno dunque consigliati a chi ha avuto pregressi di quest'ultimo tipo ma anche a chi ha valori inr decisamente instabili, a chi ha problemi logistici e non può o non vuole sottoporsi ai prelievi richiesti, a pazienti con terapie interferenti e agli obesi. Non potranno invece lasciare il Coumadin e il Sintrom i malati che soffrono di insufficienza renale e sarà consigliato il loro mantenimento anche a chi ha un valore irn stabile, ai soggetti a basso rischio emorragie e a chi assume la doppia antiaggregazione. "Un svantaggio delle nuove terapie è che al momento non hanno un antidoto: non c'è modo di fermarne l'azione come invece è possibile per i farmaci tradizionali". I nuovi anticoagulanti, non ancora autorizzati in Italia, hanno poi un prezzo elevati: "le nuove terapie costano tanto - ha infatti precisato la dottoressa Erba. "E' stato stimato un costo di 2€ al giorno per un totale di circa 700€ l'anno mentre un paziente in Coumadin costa al sistema sanitario 350€ l'anno, 550€ se seguito a domicilio". Nell'attesa dunque di veder avviata anche da noi la commercializzazione di tali farmaci che "rivoluzioneranno" il concetto di Tao, continua anche il tentativo di "decentramento" avviato in collaborazione con l'Asl, per demandare al medico di famiglia la "firma" dello schema terapeutico elaborato dal cervellone del centro emostasi, per andare ad alleggerire l'imponente carico di lavoro dello staff medico che ruota sui due presidi. "Per quanto riguarda il meratese, l'unico medico di famiglia coinvolto, pioniere fin dall'avvio del progetto è il dottor Vercelloni di Brivio" ha ricordato la responsabile specificando come ad essere seguiti in questo modo sono presentemente i pazienti dell'area lecchese i cui medici lavorano in rete con il Centro. Per quanto attiene invece la gestione dei prelievi a Merate, sono previste, con il primo giugno, "cambiamenti organizzati": "puntiamo a valorizzare l'informatica, spingendo affinché il referto con la terapia possa essere inviato via mail o via fax a casa dell'utente senza che questo resti in ospedale a aspettare l'esito. Le schede posologiche, non saranno comunque più consegnate subito ma saranno ritirabili in portineria dalle 16.30 del giorno stesso, mostrando l'apposito tesserino o la delega. Rimane invece per chi ha bisogno di chiarimenti la possibilità di colloqui con i medici dalle 11 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 14.30 mentre abbiamo messo un filtro per le chiamate che, in alcuni momenti, paralizzavano il lavoro. Sarà possibile telefonare dalle 10.30 alle 15.00, nelle altre ore, invece, si troverà la segreteria".

 

In parallelo, per andare a migliorare ulteriormente il servizio offerto dal Centro, già definito "ottimo" dagli utenti che hanno risposto al questionario predisposto dalla dottoressa Erba per andare a testare le modalità di accesso e il carico sulle famiglie, l'Aipa vorrebbe aprire anche al Mandic una "succursale", preparando un gruppo di volontari disponibili a mettere a disposizione parte del proprio tempo per implementare il benessere dei pazienti, soprattutto quando questi si trovano a dover aspettare in sala d'attesa o necessitano di ulteriori informazioni rispetto a quelle già fornite dal personale infermieristico. "C'è bisogno anche a Merate di lavorare nell'interesse del paziente" ha infatti spiegato Luigi Corsetti presidente del sodalizio che dal 1994 opera con continuità e passione all'ospedale di Lecco, organizzando anche servizi a domicilio per chi è impossibilitato temporaneamente a recarsi al centro prelievi oppure iniziative di sensibilizzazione ma anche gite che creino senso di gruppo tra le persone accumunate dall'esperienza della terapia anticoaugulante.
I pazienti che afferiscono alla struttura meratese, come ricordato dalla dottoressa Erba facendo sempre riferimento ai rispondenti all'apposito questionario "consultivo" somministrato nei mesi scorsi, sono prevalentemente maschi con un'età mediana di 75 anni che trascorrono mediamente presso il centro un ora e mezza per ogni controllo. Si tratta per lo più di persone sposate ma è elevata anche la percentuale di chi vive solo (31%). Sono, poi, quasi elusivamente pensionati costretti a recarsi in ospedale con un mezzo proprio in mancanza di mezzi pubblici.Una descrizione di questo tipo del "paziente-tipo" ben si concilia dunque con necessità e "insicurezze" a cui un volontario di un'associazione nata proprio per sostenere pazienti in Tao potrebbe far fronte se anche a Merate si riuscisse ad "aprire" una sezione dell'Aipa lecchese.

Alice Mandelli, Merate

 

 

 

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